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Ritornati
in chiesa incontriamo la cappella Cartolari,voluta dal canonico
Bartolomeo Cartolari nel 1465 e dedicata a S. Michele Arcangelo.
L'ornamentazione marmorea dell'arco è attribuita a Gregorio
Panteo. Lo scultore pone al di sopra delle lesene l'Angelo e la Vergine
annunciata e, nella parte più alta, il Cristo risorto;
almeno
così appare la scultura dopo il restauro. Tuttavia
l'inserimento
dell'immagine centrale nel contesto della decorazione pittorica sembra
alquanto incongruente.
Attorno al
Cristo sono
infatti dipinti, all'interno di una mandorla, i cherubini, mentre dal
fulgore divino diparte un fascio luminoso di raggi che, preceduto dalla
colomba dello Spirito Santo, trasporta in un globo più
piccolo
la figura del Bambino Gesù nella direzione della Madonna
annunciata. L'immagine centrale non dovrebbe dunque rappresentare il
Cristo, ma l'Eterno Padre; e in effetti quella così appariva
prima del restauro. Probabilmente il pittore di scuola veronese che
affrescò il prospetto architettonico piegò a un
significato diverso la statua. L'altare, rifatto in forme barocche nel
XVIII secolo da Angelo Rangheri, ospita un polittico assemblato nel XIX
secolo. La predella cinquecentesca di Michele da Verona, narra una
vicenda che potrebbe riferirsi o alla Nascita del Battista o alle
Storie di S. Gioachino. Nel trittico centrale troviamo la Madonna con
Bambino e i SS. Gerolamo e Giorgio: sul S. Giorgio compare il nome di
Antonio Brenzone e la data 1533. Il S. Michele di Giuseppe Zamboni
(1880) completa il polittico. |
| Sopra
la porta che conduce in corte S. Elena leggiamo l'epitafio
dell'arcidiacono Pacifico. L'imperatore Carlo Magno, per attuare il suo
disegno politico volto al consolidamento dell'impero e alla
sprovincializzazione della cultura, alla conservazione e diffusione del
patrimonio dell'antichità, si servì nelle sedi
più
importanti di uomini di grande ingegno e preparazione. A Verona si
poté avvalere del citato arcidiacono. L'iscrizione
proveniente
dalla sua tomba risale all'846, anno della morte del poliedrico
personaggio, qui ricordato come rifondatore di chiese, erudito,
calligrafo, cesellatore, scultore ed inventore perfino di un orologio
notturno. |
La
cappella De Abazia-Lazzari fu costruita negli ultimi anni '60 del '400,
dai fratelli Giacomo, canonico, e Giovanni De Abazia e dedicata al
Corpus Domini. Il coronamento lapideo dell'arco è completato
dalle statue degli Angeli e dell'Eterno Padre, e dal rilievo della
Madonna con il Bambino.La cappella ha un ricchissimo prospetto
rinascimentale affrescato, popolato di Apostoli, Santi, figure
allegoriche e putti. La composizione pare essere stata realizzata negli
anni '80 del XV secolo dal pennello di Antonio II Badile. Segnaliamo
pure il quattrocentesco catino a forma di conchiglia, comune anche ad
altre cappelle. Poco dopo il 1720 la cappella fu rinnovata dai Lazzari.
L'altare barocco, opera di Giuseppe Tomezzoli, contiene la pala del
Redentore tra Tobia e l'angelo, i SS. Liborio e Francesco di Sales di
Sante Prunati. Si noti, poi, il settecentesco mausoleo del canonico
Francesco Bianchini scolpito da Giuseppe Antonio Schiavi.
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