|
|
 |
La clamorosa decorazione della
cappella maggiore, dal cromatismo chiaro, luminoso e singolarmente
affine alle decorazioni romane di inizio secolo, stabilisce l'esordio
del manierismo a Verona. Il presbiterio e l'abside romanica risultano
"trasfigurati" dagli interventi cinquecenteschi. Gli affreschi e
l'elegante struttura del tornacoro esaltano magnificamente lo spazio.
Nel clima di forte fermento spirituale e di riforma che prelude al
Concilio di Trento, Gian Matteo Giberti, Datario di Clemente VII,
succeduto come vescovo di Verona al cardinale Marco Cornaro nel
1527-28, pose mano all'opera di risistemazione dell'area presbiteriale.
Assicuratosi il servizio di artisti valenti e famosi, come l'architetto
Michele Sanmicheli (1484-1559) e il pittore-architetto Giulio Romano
(1492-1546), allievo di Raffaello, realizzò a partire dagli
anni Trenta del Cinquecento quanto oggi vediamo.
Eretto il
monumentale altare, il Sanmicheli raccolse lo spazio della cappella
maggiore nel recinto di un tornacoro il cui alto basamento, le colonne
ioniche, la trabeazione e i candelabri, realizzati con marmi pregiati,
creano intensi effetti chiaroscurali. Al di sopra dell'elegante accesso
è posto il bel Crocifisso bronzeo tra la Madonna e S.
Giovanni. Altrettanto importante è la decorazione pittorica
che ricopre l'estesa superficie muraria dell'arco, del presbiterio e
dell'abside. Fu Francesco Torbido (1482-1562), a partire dal 1534 e su
disegni preparatori di Giulio Romano, a realizzare l'imponente ciclo
pittorico. La scena dell'Annunciazione, ambientata al cospetto
dell'Eterno Padre all'interno di un'architettura classica, decora
l'arco trionfale attorno al prezioso rosone. |
| I profeti Isaia ed Ezechiele, di forma
e
posa michelangiolesca, indicano la spettacolare Assunzione ed
Incoronazione della Vergine affrescata nel catino absidale e nella
volta del presbiterio. Il sapiente gioco dell'illusione prospettica
crea un effetto di straordinaria unità. Il pittore immagina
un ambiente
circolare, con cupola decorata a cassettoni e apertura al centro.
L'architettura dipinta, progettata da Giulio Romano, evoca il Pantheon
di Roma e la soluzione pittorica della Camera degli Sposi di Mantegna a
Mantova, ma anche le decorazioni di Giovanni da Udine nelle cupolette
della I Loggia in Vaticano. |
| Alla balaustra interna della cupola si
affacciano precipitosi gli apostoli, con volti fortemente espressivi,
quasi grotteschi, e drammatica gestualità. Contemplano
l'innalzamento al cielo di Maria, in un turbinare di nubi e di angeli;
e mentre il cielo splende del fulgore divino, dall'apertura della
cupola, tre angeli recano la corona di stelle. La fastosità
dei vani immaginati nei riquadri con la Natività della
Vergine e la Presentazione al tempio, nella volta, e la colossale
immagine di S. Zeno, al di sopra della cattedra, completano il
programma e manifestano il
carattere |
 |
della pittura di Giulio Romano
tendente a
soverchiare quasi sempre la realtà spaziale. La restante
decorazione
monocroma, che unifica le scene e orna la conca absidale e le cantorie,
accentua la misura e il ritmo dello spazio.
Prima
di lasciare la cappella maggiore si osservi quanto resta dell'originale
arredamento liturgico realizzato dal Giberti, ossia i due leggii in
legno con intagli e i sei candelabri in bronzo posti sull'altare e il
tratto superstite dell'antica pavimentazione costituita dai sigilli
sepolcrali di alcuni vescovi (risalenti al XVII sec.). |
|
|