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“Pelegrinus
sum... Deus in altum faciat conscendere celi(um)”.
Così si firma l’antico architetto della Cattedrale
romanica sull’arco di Castelvecchio.
Iniziamo con il suo ricordo: il nome Pelegrinus, oltre a identificare
una persona, è suggestivo anche per il significato.La vita
è spesso paragonata ad un pellegrinaggio: dalla Civitas
hominis
alla Civitas Dei; la peregrinatio vitae riguarda l’intero
corso
della storia, dal peccato originale al giudizio universale. |
| Il
Pelegrinus, un po’ ciascuno di noi, è
l’homo
viator, sulla strada verso la Gerusalemme del cielo, che si affida alla
misericordia di Dio. In questo camminare l’antico nostro
Pelegrinus ha scolpito alcune pietre miliari, quelle stesse che noi
vediamo; pietre che ricordavano a lui chi era e ricordano a noi chi
siamo. |

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Il
pellegrino, ma anche il turista, che da Castel San Pietro ammira il
panorama del centro storico di Verona, è subito attratto
dalla compatta massa muraria di una chiesa coronata di pinnacoli e
dalla candida mole della torre campanaria ad essa annessa.
La
Cattedrale è fra gli edifici che configurano
inconfondibilmente il paesaggio urbanistico della città ed
è, con la basilica di S. Zeno, l’edificio simbolo
della Verona cristiana. Situata nel nucleo più antico
dell’urbs romana, la Cattedrale dedicata a S. Maria Assunta
si offre a noi come un palinsesto, le cui pagine i secoli hanno
più volte riscritto e miniato. |
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Tale
libro di pietra rivela “cose nuove e cose
antiche”(Mt 13,52) circa quella “Bellezza tanto
antica e tanto nuova” (S. Agostino, Confessioni, VII, 10,27)
che affascina il cuore degli uomini.
“Ciò che il Libro (dei Vangeli) dice con
le parole, l’immagine lo annuncia con il colore e lo rende
presente”. Il canone III, 654 del IV Concilio
Costantinopolitano, celebrato negli anni 869-70, propriamente si
riferisce all’immagine dipinta, ma ben si adatta anche a
quella scolpita e a quella straordinaria icona del cosmo che
è l’architettura. Su questa primigenia scrittura,
mai perduta, e continuamente alimentata da essa, si è andata
depositando la Tradizione, scritta con le immagini, di 1600 anni di
fede operosa vissuta dalla comunità cristiana veronese.
Quello che della Cattedrale noi oggi vediamo è la
più recente di queste scritture, il risultato finale di una
serie di interventi che lungo i secoli hanno interessato
l’edificio e per l’ubicazione e per la
configurazione architettonica. Anzi, potremmo dire meglio che,
più che un singolo edificio, la Cattedrale risulta essere un
complesso architettonico articolato di cui fanno parte anche S.
Giovanni in Fonte, S. Elena, il chiostro dei Canonici, la Biblioteca
Capitolare, l’antistante piazza e il Vescovado. |
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Nella
chiesa di S. Elena la sistemazione archeologica consente di
rilevare parte delle vestigia della prima basilica paleocristiana.
Nel cuore della città romana, su edifici preesistenti di
culto e di abitazione, agli inizi del IV secolo iniziò
l’organizzazione del luogo come centro principale della
cristianità veronese.
Il trasferimento della sede episcopale, dall’area ora
occupata dal complesso abbaziale di S. Zeno a qui, segnò
l’avvio di un nuovo periodo. Entro la prima metà
del secolo venne costruita una chiesa a pianta basilicale, con una sola
abside e preceduta da un nartece. Verosimilmente sotto
l’episcopato di S. Zeno (362-372) la chiesa ebbe raffinati
mosaici come pavimenti. Gli scavi consentono di riconoscere la zona
dell’area presbiteriale, rialzata rispetto al resto della
chiesa e dotata di riscaldamento, la decorazione musiva del podio
antistante il synthronon (insieme semicircolare dei sedili per il
clero) e il basamento di alcune colonne che dividevano le navate.
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