|
|
Biblioteca Capitolare
La Biblioteca Capitolare di Verona è una
Istituzione famosa per l'antichità e preziosità
dei-suoi
manoscritti, tanto da essere definita dal Lowe «la regina
delle
collezioni Ecclesiastiche».
Nei
confronti di altre biblioteche essa rivendica il primato
dell'antichità nell'area della cultura latina.
Ha origine, infatti, nel secolo V d.Cristo come
emanazione
dello «Scriptorium» (= officina libraria) che i
sacerdoti
della Schola majoris Ecclesiae, cioè i Canonici del Capitolo
(da
cui l'aggettivo «capitolare») della Cattedrale,
facevano
funzionare per la composizione di libri su pergamena, cioè
pelle
di pecora, per l'istruzione e la formazione disciplinare e religiosa
dei futuri sacerdoti.
Uno di costoro,
Ursicino, che aveva l'Ordine minore di «Lettore»
della
Chiesa Veronese, cioè della Cattedrale, dopo aver finito di
trascrivere la vita di San Martino, composta da Sulpizio Severo, e la
vita dell'eremita tebaico San Paolo, compilata da San Girolamo, alla
conclusione del Codice XXXVIII dichiara di aver completato il suo
lavoro il «1°agosto dell'anno 517» (quando
Teodorico, re
degli Ostrogoti, dominava a Verona).
La notizia, anche
se scarna nella forma, è di estrema importanza,
perché ci
presenta, all'inizio del secolo VI, una organizzazione strutturata
gerarchicamente per l'attività liturgica e culturale.
Ma la Capitolare possiede anche altri Codici, più
antichi di quello scritto da Ursicino, per cui si fa risalire l'origine della
Biblioteca almeno ad un secolo prima.
Si tratta del palinsesto Liviano- Virgiliano XL,
del Cod.
XXVIII «De Civitate Dei» di S. Agostino, risalente
all'epoca dell' Autore, cioè l'inizio del secolo V e del
codice
palinsesto XV, unico al mondo, contenente le «Istituzioni di
Gaio». .
Questi insieme ad altri, oltre all'antichità della
Capitolare, testimoniano anche la continuità lungo i secoli del
Medioevo.
Difatti ogni
secolo successivo è rappresentato da un certo numero di
codici.
Ma l'epoca d'oro dell'attività dello Scriptorium
è
costituita dal secolo IX: la rinascita carolingia è
degnamente
rappresentata dalla figura poliedrica dell' Arcidiacono Pacifico. Di
lui parla soprattutto l'epigrafe soprastante la porta centrale della
parete sinistra del Duomo. Versatile in tutti i campi del sapere umano,
diede impulso allo Scriptorium in cui si composero duecentodiciotto
volumi; cifra veramente ragguardevole per quei tempi, quando bastava
una settantina di volumi per formare una ricca biblioteca.
Anche
durante il secolo X, uno dei peggiori per decadenza civile e religiosa,
lo Scriptorium
veronese svolgeva con impegno il suo lavoro.
Ne è testimone il vescovo Raterio, che nonostante numerose
difficoltà incontrate nell'ambiente veronese,
beneficò la Schola e non esitò a considerare
Verona come l'Atene d'Italia.
Dopo il Mille
l'attività calligafrica trova un esempio in Stefano
«cantor», cioè maestro della Cappella
del Duomo, il
quale ci ha lasciato un libro autografo, il Codice XCIV detto
«Carpsum», che è un'antologia
liturgico-musicale
preziosa per la conoscenza delle usanze religiose della nostra
Città.
|
|